

37. Ideologia negativa quale fonte di consenso per il fascismo.

Da: N. Bobbio, Profilo ideologico del Novecento italiano, Storica
Einaudi, Torino, 1986.

Il fascismo, in quanto antidemocratico, antisocialista,
antibolscevico, antiparlamentare, antiliberale, anti-tutto,
riusc a coagulare le tendenze antidemocratiche dei conservatori
all'antica e quelle degli irrazionalisti-eversori. Mentre
l'eversione dei secondi fu velleitaria, sostiene il filosofo
italiano Norberto Bobbio, la restaurazione dei primi fu una cosa
seria che abol tutte le conquiste dello stato liberale senza
instaurare uno stato socialmente pi avanzato.


Il fascismo, se mai, fu un movimento non tanto anti-ideologico,
quanto ispirato, specie nei primi anni, a ideologie negative, o
della negazione, dei valori correnti. Fu antidemocratico,
antisocialista, antibolscevico, antiparlamentare, antiliberale,
anti-tutto. [...].
Mussolini stesso disse che il movimento fascista non era un
partito come tutti gli altri ma un anti-partito, il che non vuol
dire un non-partito (anzi sarebbe diventato la sublimazione
dell'idea di partito), ma un partito-anti. E checch si andasse
esaltando la rivoluzione delle camicie nere, e scimmiottando
gesti, pose, frasi da rivoluzionari, il fascismo non fu una
rivoluzione ma una anti-rivoluzione, o, per usare il termine
corrente, una controrivoluzione, che ebbe della rivoluzione alcuni
aspetti esterni, la violenza, la sfida alla legalit,
l'intolleranza, lo spirito di fanatismo, la partigianeria, senza
averne il significato storico, anzi rivelandosi un movimento
profondamente, come si disse a ragione e come la catastrofe finale
dimostr, (ancora un anti) anti-storico. .
Proprio perch il fascismo ebbe un'ideologia negativa, poterono
confluire in esso varie correnti ideali che erano animate dagli
stessi odi senza avere gli stessi amori, e delle quali Mussolini
fu l'abile domatore (per usare un'espressione di Gobetti). Il
fascismo fu il bacino collettore di tutte le correnti
antidemocratiche che erano rimaste per lo pi sotterranee o
avevano avuto un'espressione quasi esclusivamente letteraria, sino
a che il regime democratico aveva bene o male mantenuto le sue
promesse, e apparvero infine alla luce del sole e si trasformarono
in azione politica quando il regime democratico entr in crisi. Se
pur con una certa semplificazione, si pu dire che il fascismo
riusc a coagulare entrambe le tendenze anti-democratiche, tanto
quella dei conservatori all'antica quanto quella degli
irrazionalisti-nazionalisti, s da presentare le due facce
antitetiche di un movimento eversivo che voleva, se pur
oscuramente, un ordine nuovo, e di un movimento restauratore che
voleva puramente e semplicemente l'ordine. I fascisti eversivi
chiedevano al regime di fare la rivoluzione (se pure la
rivoluzione degli spostati, degli sradicati, dei reduci, o come si
disse con una formula felice, del quinto stato); gli altri
miravano soltanto all'instaurazione di uno stato autoritario che
facesse rigar dritto gli operai e arrivare i treni in orario.
Sennonch, mentre l'eversione dei primi fu velleitaria e fu
facilmente dissolta con l'assorbimento dei nazionalisti, con la
conversione nazionalistico-patriottica degli ex sindacalisti
rivoluzionari, la restaurazione dei secondi fu una cosa seria,
l'unica cosa seria del regime, che venne abolendo via via tutte le
conquiste dello stato liberale senza instaurare uno stato
socialmente pi avanzato. .
La diversa origine ideologica dei restauratori e degli eversivi si
riverber pure nel loro diverso modo di concepire il fascismo e
quindi di utilizzarlo. Il fascismo dei primi fu puramente
strumentale: accettarono il fascismo con lo stesso animo, e anche
con gli stessi sottintesi, con cui furono pronti a ripudiare, di
fronte al pericolo della rivoluzione, la democrazia, come un
rimedio salutare, anche se amaro, alla crisi del vecchio stato. Il
fascismo degli altri, invece, fu finalistico: l'ideale di chi
credeva sinceramente che il mostro bolscevico dovesse essere
spento perch l'umanit potesse riprendere il cammino
violentemente interrotto della civilt, e il fascismo fosse,
attraverso la rinascita del genio della stirpe italica, una nuova
aurora della storia. I primi furono i realisti del regime; i
secondi i credenti, i fanatici. Tra gli uni e gli altri i rapporti
non furono mai amichevoli: questi accusavano quelli di essere
degli opportunisti; ma quelli accusavano questi di essere degli
esaltati. Il regime, nonostante l'aspetto florido che esso
mostrava nelle manifestazioni ufficiali, fu continuamente scosso
da correnti sotterranee. La prova del fuoco per i restauratori
dell'ordine venne quando la guerra non voluta da loro ma dagli
altri, dai super-credenti nella grandezza del Duce, stava per
essere perduta: resisi conto che il fascismo era diventato un
cattivo strumento, lo buttarono via senza troppi complimenti con
il colpo di stato del 25 luglio 1943. Gli altri continuarono la
loro battaglia disperata nella repubblica di Sal.
